cioccolatamara - il sapore di me
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giovedì, agosto 30, 2007

La nostalgia delle persone è in realtà la nostalgia delle emozioni che esse ci ricordano. Emozioni che appartengono a noi e che ricerchiamo nel passato invece di viverle nel presente.
giovedì, agosto 16, 2007
... ti amo per come mi ami tu...
Eugenio Finardi
lunedì, agosto 06, 2007
Verde
Sono un’appassionata di candele. Ne ho in tutta la casa, in salotto, in cucina, in bagno, in giardino anche. Di solito ho candele bianche. O color panna. Mi piace accenderle sia in inverno che in estate. La loro luce, il tremolio della fiamma, mi danno una sensazione di calore, di casa.
Ho quindi interpretato come un segno di buon auspicio il fatto che i proprietari della casa che stavo per acquistare avessero una piccola azienda in cui producevano candele. Un’attività di famiglia che però vantava una grande tradizione. Erano già alla terza generazione e l’azienda esisteva da quasi 180 anni. Producono ancora oggi soprattutto candele sacre, destinate alle chiese di tutta la Svizzera.
La casa stessa ricorda nella sua atmosfera la tranquillità e la serenità di una chiesa. Con il soffitto alto, la penombra, il silenzio. Mi ha conquistata appena l’ho vista. Possedeva un colore questa casa quando l’ho comprata, un colore a me estraneo, il verde.
Verde scuro era una parete interna, verdi molti accessori, in tonalità di verde la biancheria, le tende, gli asciugapiatti, le presine accanto alle piastre elettriche. Io avrei cambiato quel colore, mi dissi, il verde non mi piaceva. Non lo avevo mai utilizzato in nessun ambito, era un colore che non mi apparteneva. Quando, verso i trent’anni, ero entrata nella nostra prima casa, avevo scelto colori freddi, il blu e il grigio, anche il nero. In seguito, verso i quaranta, ero passata a tonalità decisamente più calde, il giallo, il rosso, l’ocra. Ora che mi avvicino ai cinquanta sento che il colore può essere solo uno, il bianco, con qualche concessione al beige e al panna.
È ormai fine gennaio quando stanno finendo i lavori di ristrutturazione e, soprattutto, quando arriva il termine per lasciare il vecchio appartamento in cui ero in affitto. Entriamo nella nuova casa con ancora tutti i mobili ammucchiati in salotto. Il piano inferiore, ovvero l’appartamento di mia figlia, necessita ancora di un buon mese di lavoro.
Seduti al bancone della cucina, dove mangiamo quando siamo solo in due, lo sguardo si perde nel bosco sottostante e si rilassa sfiorando la collina di fronte, in mezzo alla quale c’è un’unica casa, circondata da un enorme prato terrazzato. È ancora inverno e il colore degli alberi spogli è il grigio, le montagne in lontananza sono scure.
Le settimane passano e, presa come sono dai lavori che avanzano male e lentamente, quasi non mi accorgo che un velo di colore ha iniziato ad avvolgere tutto quanto intorno a noi. Pian piano le varie tonalità di grigio cedono il posto a un verde brillante che aumenta ogni giorno d’intensità. Esplode letteralmente ed ho la sensazione che invada la casa insinuandosi da sotto le porte, dalle finestre, attraverso le fessure del soffitto.
E solo adesso capisco che è la casa ad aver scelto il suo colore. Lo ritrovo nelle mie piante, nelle orchidee che coltivo, nella mia gracile Capelvenere. Ma sento che non basta, il verde che ci circonda ha bisogno di essere evocato di più, di accompagnare con maggior presenza il bianco dominante. Allora acquisto stoffe “vintage”, come le ha definite mia figlia, per farne cuscini, tovaglie, tende. Per ridare alla mia nuova casa il suo vecchio colore, il verde; che così poco mi piaceva e che ora invece desidero avere intorno, come un filo d’Arianna, un cordone ombelicale che mi collega alla natura nella quale sono sommersa.