cioccolatamara - il sapore di me
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domenica, maggio 28, 2006
Se c’è attrazione, la relazione si può anche costruire. Nel senso che l’amore può essere un optional. Non indispensabile. O un premio per il lavoro ben fatto. Certo, ci sono anche relazioni che nascono da una passione. Passione che, con un po’ di fortuna e anche in questo caso con il duro lavoro, si può trasformare appunto in relazione amorosa. Perché spesso, alla base della passione, c’è proprio l’attrazione. Qualsiasi tipo di attrazione. Non solo fisica. Ma non tutte le passioni si trasformano. Anzi, molte si esauriscono, come il processo chimico da cui sono nate.
Credo sempre meno nell’Amore. Nell’innamoramento che porta a una relazione felice e duratura. Specialmente se non si hanno più vent’anni, e un progetto di vita da portare avanti insieme. Dai quaranta in poi, la relazione è tanto fortuna e ancora di più abilità nel saper far funzionare le cose. Più ancora di quando c’era un’intera famiglia da portare avanti. In quel caso spesso la dinamica di gruppo produce un’energia che autoalimenta il clan. Non a caso tanti matrimoni si esauriscono quando i figli prendono la loro strada.
Sempre più, per me, l’amore vero è quello per i figli. E per se stessi.
Sì, lo so, oggi sono cinica. Ogni tanto mi capita.
giovedì, maggio 25, 2006
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A Ugo
con tanto affetto
domenica, maggio 21, 2006

Filmente sono andata alla mostra di
Scorro velocemente i grandi pannelli appesi al muro. Qualche famoso critico, che chiaramente non conosco, elenca tutto il valore delle opere che stiamo per ammirare.
Passo alla secondo sala. Qui un guardiano solerte ci indica il percorso. E poi guarda sospettoso il mio compagno che osserva le opere da una vicinanza che deve parergli pericolosa. Con quel pizzo da latino poi…
Dapprima strani quadri simili a vulcani spenti o foruncoli aperti, poi nelle altre sale iniziano ad apparire i famosi “pacchetti”. Riviste, sedie, sgabelli, ritratti. Tutti avvolti in teli o plastica diventati gialli col tempo e che ora fanno sembrare quegli oggetti più morti di quanto siano mai stati. Non mi piace molto ciò che vedo. Faccio un breve calcolo. Aveva 23, 24 anni
Sono il secondo e il terzo piano della mostra che rivelano la maestosità dei progetti di questa strana coppia di artisti. I grandi monumenti impacchettati, gli alberi, i ponti. Il parco decorato da migliaia di tende arancioni. Il fiume coperto da onde fatte di teli bianchi. Forse il senso di questo opere consiste nel rendere visibile, nascondendolo, ciò che ci circonda, oppure farci vedere ciò che abbiamo sotto gli occhi distogliendo e dirigendo il nostro sguardo verso altro.
Vorrei sapere di più. Vorrei conoscere i dettagli. Quali stoffe e tessuti usano. Come procedono, come nasce l’idea. Da dove provengono i tessuti, chi ha cucito i teli appesi nelle vetrine e che sono i protagonisti delle prime opere.
Non penso più al non-sens di certa arte moderna. Sono affascinata e incantata. Potrei restare ore a guardare la catena di colline su cui Christo e Jaenne Claude hanno disseminato i loro ombrelloni. Migliaia di semplici ombrelloni. Tutti uguali. Disposti in una magica sequenza che non riesco a decifrare ma che ha il potere di sedurmi al punto che staccare lo sguardo da quelle immagini è quasi doloroso.
sabato, maggio 20, 2006
È proprio in momenti come questo che sento il bisogno di avere un giardino. In cui uscire. O entrare. Per poter ampliare i miei giri irrequieti all’interno dell’appartamento. Come una tigre in gabbia, giro da una stanza all’altra, raccogliendo qui un giornale, là un paio di scarpe, sistemando o spolverando a caso, senza ordine, né sistema. Più per placare la mia ansia e l’insoddisfazione, che per ambizione di casalinga. Ansia e insoddisfazione di che poi? Non lo so. È come avere il vuoto dentro e fuori, sopra e sotto. È come se niente avesse senso e significato. Sono momenti in cui vorrei essere ovunque e in nessun luogo. E forse, addirittura vorrei essere e non essere. Vorrei essere me stessa e un’altra allo stesso tempo.
mercoledì, maggio 17, 2006
Le donne del governo

Un quarto scarso! avrei preferito qualcosa di più. Zapatero ha fatto meglio! Molto meglio!
martedì, maggio 16, 2006
Come in un caleidoscopio. Ogni singolo tassello modifica il proprio ruolo. E si compone in immagini diverse. Rimanendo sempre identico, è assolutamente un altro. Se il contesto cambia. Così anch’io. Sempre io eppure un’altra. Di fronte allo specchio delle mie emozioni, relazioni, sensazioni. Ognuna funzionale a farmi percepire le mille sfaccettature della mia personalità, come strati di storia sovrapposti e mescolati, intrecciati, contaminati. E infine veder emergere, attraverso il setaccio della conoscenza, luminose pagliuzze di oro.
lunedì, maggio 15, 2006
Il mio "capo ufficio" si è permesso di aprire la mia posta elettronica e leggere un'email personale mentre io ero fuori.
Quando gliel'ho fatto notare, dapprima ha negato, sostenendo che me la prendevo con lui perché "... non ti va mai bene quello che faccio io..", infine ha ammesso, anche perché i vetri prima o poi finiscono e lui non sapeva più su che cosa arrampicarsi. Mi ha chiesto scusa pensando che questo potesse bastare a sistemare un episodio a mio avviso davvero grave. Quando i rapporti sono difficili da sempre e non ci mancava che questo!
Questa è la famosa goccia, mi sa. Ma la domanda è: ora cosa faccio?
giovedì, maggio 11, 2006
Voglio sentire la tua voce
Sapere che sei all’altro capo del filo
Che le nostre parole si rincorrono
Lungo le strade che ci separano
Voglio sentirti ridere e
Prendermi in giro
Sentire il tuo respiro arrivare fino a me
Per accarezzarmi il viso
Voglio immaginarmi le tue labbra
Che si muovono e guardarle
Voglio sfiorare la tua bocca e sentire
Il tuo bacio solo desiderato
(2004)
mercoledì, maggio 10, 2006
leggo il seguente commento al mio post precedente: ...Diesel anche tu, vedo: c'hai messo del tempo, ma alla fine hai capito cosa intendevo dire, lì a Lugano, che fra tutti e due la fortunata eri tu...
No! Rifiuto categoricamente l'idea dell'essere io fortunata in questa relazione, così come in ogni altra. In generale penso che nella relazione non ci sia uno fortunato e uno meno. Uno che merita di più, uno vittima e l'altro carneficie. La relazione ha una dinamica circolare. È un'interazione in cui ci si influenza a vicenda.
Detto ciò, e in modo del tutto immodesto e narcisistico, vorrei affermare che non è "fortuna", ma scelta consapevole e capacità mia di aver saputo riconoscere, valorizzare e costruire una relazione. Non mi è capitata dal cielo.
Reagisco così energicamente a questo commento, che so che è pieno di affetto e di amicizia, perché è tutta la vita che altri mi fanno credere di non meritare ciò che ho, di non valere ciò che suscito negli altri. E adesso ho deciso di dire basta, non ci sto più, nemmeno per scherzo.
So cosa ricevo da questa relazione. Ma so anche cosa do in questa relazione. E se funziona è proprio perché c'è equilibrio.
Ho imparato ad essere felice e stare bene il giorno che mi sono innamorata di me stessa. E da quel giorno sono più capace di amare anche gli altri.
Per farlo ho però dovuto imparare a credere in me stessa. E penso di aver imparato la lezione.
martedì, maggio 09, 2006
Ti amo come se mangiassi il pane
-Nazim Hikmet
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Ti amo come se mangiassi il pane
spruzzandolo di sale
come se alzandomi la notte bruciante di febbre
bevessi l'acqua con le labbra sul rubinetto
ti amo come guardo il pesante sacco della posta
non so che cosa contenga e da chi pieno di gioia
pieno di sospetto agitato
ti amo come se sorvolassi il mare per la prima volta in aereo
ti amo come qualche cosa che si muove in me quando il
crepuscolo scende su Istanbul poco a poco
ti amo come se dicessi Dio sia lodato son vivo.
da http://www.silvanabilardi.it/hikmet.htm
domenica, maggio 07, 2006

Stavo pensando che mi piacerebbe scrivere un post dedicato al mio uomo. Ogni tanto qui parlo di altri. Uomini che mi hanno fatto soffrire, o forse dovrei dire uomini per i quali ho sofferto, e ho scritto poco di lui.
Non avevo ancora deciso. Rigiravo i pensieri e le frasi nella mia mente, ma il risultato non mi piaceva.
Poi, frugando tra i vari blog, sono capitata sul treno di Vera. E lì c’erano le parole che avrei voluto trovare io, ma non ne sono stata capace. Allora ho pensato di prenderne in prestito alcune. Abbinarle anche ad altre che lui oggi mi ha detto. Per descrivere
Un amore semplice
Che sa di pane appena sfornato
fragrante e profumato
Pane tagliato a fette lunghe e sottili
Appoggiandolo al petto
Pane buono
Pane e olio
Spalmato con il dito
E poi leccarlo
Pane avvolto in un telo di lino
Pane bagnato e pomodoro
Pane e nutella
Pane e zucchero
Pane e lardo
Pane cotto nel forno, fuori in cortile
Pane col sugo
Raccolto dalla casseruola
Pane e miele
Pane e latte
Pan cotto
Pane e pesto
Pane e burro
Pane
Pane e basta
Pane, buono come il pane
giovedì, maggio 04, 2006
"Ma cosa c’ho scritto qui? Sale e tabacchi?"
Questo era un modo di dire che sentivo quando ero piccola. Oggi forse non si usa nemmeno più
.
Ma è proprio questo che penso,adesso. Ed è così che mi sento.
lunedì, maggio 01, 2006
Arriva in ufficio una signora che avrà la mia età, viene per chiedere informazioni sulle attività estive per i ragazzi. È divorziata, mi dice, da dodici anni. Mi chiede anche se diamo un aiuto economico per le colonie estive. Sa, sono in assistenza. E mi dice quanto le danno. Non è molto. Non capisco come possa vivere con due figli, uno che studia e l’affitto da pagare. Il marito non ha mai dato un soldo. Subito dopo il divorzio è andato in Germania e non ha mai pagato alimenti. Non si è più fatto vedere. L’anticipo alimenti è scaduto. Rimane solo l’assistenza. Ha lavorato fino a due anni fa, ma adesso, a 47 anni è difficile trovare un lavoro.
Ora la lascio. Sa, devo portare mia suocera dal medico. La suocera? Eh sì, è “rimasta a me”. È vecchia, non posso mica lasciarla sola.
Siamo in visita presso parenti e incontriamo una coppia di loro amici. Chiacchierando ci raccontano la loro vita. Particolare. Sono insieme da 35 anni. Si sono conosciuti che lei, giovane sposa, aveva due figlie ancora piccole. Lui, sposato anche lui, di figli ne aveva nove. Sette con la moglie e due con l’amante. Tra di loro nasce una passione folle. Lei viene da lontano. È lì in vacanza. E lui lascia la moglie, l’amante e i nove figli per raggiungerla. Cambia completamente vita. Diventa quasi un altro.
Al paese, pochi anni dopo, l’amante e madre di due dei suoi figli muore. Lui è lontano. E allora la moglie, tradita prima e abbandonata poi, si prende i due figli dell’altra e li cresce come se fossero suoi.
Due storie di cui sono venuta a conoscenza nelle ultime settimane. Due storie di grande solidarietà femminile. Ho ammirato con umiltà queste due donne che hanno saputo mettere da parte i propri rancori e le proprie sofferenze per essere d’aiuto ad altri. Sono storie bellissime.
