cioccolatamara - il sapore di me

Cioccolata amara… Adoro quel sapore, non smette mai di sorprendermi: dapprima la sensazione pungente dell’amaro … e poi, dopo un istante, quando il calore della bocca inizia a scioglierla, ecco il piacere del dolce che si diffonde e che ti appaga… Forse è un sapore che mi assomiglia, definito, morbido, voluttuoso, forte – a volte troppo – non adatto a caratteri fragili. Richiede personalità il cioccolato quasi puro, a volte è ruvido con quel sapore grezzo. Certo non raffinato, al primo impatto, ma emozionante… Mi piacciono i contrasti, non solo nel cibo. Le sfumature creano armonia, è vero, i contrasti però suscitano emozioni forti, a volte sconvolgono.

venerdì, luglio 29, 2005

 

Ha una voce calda e morbida U., come quella di un sax. Ti viene voglia di accarezzarla quella voce, invece è lei che ti avvolge, leggera e discreta come un velo di seta. L'unico abbraccio che in queste calde sere sopporti. Una voce che ti parla senza ansia, senza fretta e senza agitazione. Con certezza. E con stupore. Il dolore non lo sento, posso solo immaginarlo.

Forse, quando le giornate si accorceranno e le sere non saranno più così calde, quella voce riuscirà a essere meno avvolgente, più acuta, più decisa e più ruvida. Il dolore sarà evidente, lo stupore lascerà posto all'indignazione, la comprensione all'esasperazione. È questo che mi piacerebbe sentire in quella voce, nelle lunghe sere d'inverno.

 

 

posted by cioccolatamara 07:24 | commenti (13)

mercoledì, luglio 27, 2005

 

 

 

... e, come già detto a Mel, un milione di cubetti di ghiaccio da farmi scivolare lungo la schiena!

 

 

 

posted by cioccolatamara 17:53 | commenti (6)

domenica, luglio 24, 2005

"Geborgenheit"

Fino a due anni fa vivevo in una casa di quasi 200 metri quadri. Ora vivo in un appartamento di 100 metri. Mi sono innamorata di una casetta di 62 (!) metri quadri.

Sono settimane che la mia mente macina pensieri intorno a questa casa.

Riuscirei a vivere in uno spazio così ristretto? Dove metto il divano, il computer, lo scrittoio, devo eliminare il mio amatissimo tavolo da pranzo, è lungo due metri e quaranta, quanto tutta la cucina.

È una scelta che va oltre il semplice fatto di acquistare una casa. Si tratterebbe di fare spazio in modo diverso. Liberarmi di tanti oggetti. Imparare a vivere con l'indispensabile. Rinunciare a molte comodità.

Ma ci sono alcuni pezzi del mio arredamento che sono legati alla mia vita, che hanno una storia, farei fatica a liberarmene. Non è necessario che li tenga io, ma vorrei che rimanessero in famiglia. Alle mie figlie o al mio ex marito.

Giro e rigiro la piantina della casa, misuro, calcolo.

Cosa mi spinge a prendere in considerazione proprio quella casa? Beh, qualche pregio ce l'ha. Innanzitutto è una casa e non un appartamento. Il costo è ragionevole. Ha un bellissimo giardino. Potrei fare l'orto. È nel verde. E poi ... un po' mi sono davvero innamorata. Dentro questa piccola casa mi sono sentita come da bambina, quando costruivo una capanna con le lenzuola e i plaid. E lì dentro mi sentivo protetta e al sicuro. Come in una tana. Sono entrata in quella casa e l'ho sentita "mia". 

posted by cioccolatamara 07:29 | commenti (14)

mercoledì, luglio 20, 2005

... sei il primo mio pensiero che al mattino mi sveglia

l'ultimo desiderio che la notte mi culla ...

 

Lo so, è una frase banale, ma accidenti, è anche così vera, così vera!

 

posted by cioccolatamara 21:23 | commenti (11)

giovedì, luglio 14, 2005

camminavo sul sentiero che si allungava lungo il fianco della montagna. mia figlia mi precedeva di qualche passo. i larici ci proteggevano dal sole ma non dal vento che scendeva, rinfrescato, dal ghiacciaio. guardavo in basso la valle. prati verdissimi, i fiori, il fiume giovane e allegro, le baite, le mucche, le carrozze trainate dai cavalli. il silenzio. tutto così perfetto, così bello da non sembrare vero. kitsch, si direbbe, se fosse un quadro. camminavo, incredula che al mondo ci fosse un luogo così. inventato, incantato. dove tutto si era fermato. il tempo, ma anche i sentimenti, le emozioni, mi sembrava. si - la vita quasi. e invece io la stavo vivendo quella vita. un privilegio di cui quasi mi vergogno.

 

 

posted by cioccolatamara 15:14 | commenti (17)

lunedì, luglio 11, 2005

aspettando...

la voglia, l'ispirazione, la necessità, ...

 

posted by cioccolatamara 13:33 | commenti (14)

mercoledì, luglio 06, 2005

 

 
 
Sicuramente pecco di eccessivo romanticismo, ma secondo me, bombardare e fare esplodere una stella cometa è un po’ come sparare a una cicogna.
 
Di chi sono le stelle? Non appartengono un po’ a tutti noi? Non abbiamo un po’ tutti il diritto di non essere d’accordo?
 
A me, semplicemente, non sembra giusto. Nemmeno in nome dell’innato bisogno di conoscere, di capire, insito nell’uomo. È giusto distruggere per capire? Quali grandi scoperte ha permesso la distruzione di una stella? Quali danni ha causato? Forse la risposta è la stessa: nessuna grande scoperta, nessun grande danno.
 
Eppure a me pare una violazione di qualcosa di più grande di noi. Insinuarsi in un sistema carico di significati, che ancora è avvolto da misteri e magie, ancora suscita emozioni, significa oltrepassare in modo dissacratorio il limite dell’onnipotenza.
 
Distruggere una stella è un po’ come distruggere tutti i sogni.
 
 
Ma in fondo, perché mi stupisco? Visto che ogni giorno l'uomo supera quel limite di onnipotenza, ogni giorno e ogni volta in cui uccide un altro uomo. Ogni vita è una stella cometa. E allora, perché mi stupisco ancora?
 

posted by cioccolatamara 08:54 | commenti (11)

domenica, luglio 03, 2005

“Perché questo è infanzia: restare fermi sulla coda di una rondine.”
 
Ho rubato questa splendida frase dal post di “colfavoredellenebbie” (Zena). Un  post che mi ha ricordato le estati trascorse con mia nonna. Estati di serena complicità, di lunghe giornate fatte di immagini, suoni e colori che ancora ricordo.
 
Il pescivendolo che lentamente risaliva la strada del quartiere spingendo il suo carretto; un omino magro e muscoloso con la pelle color del cuoio, la bilancia appesa al dito che misteriosamente riusciva a svelargli il peso delle acciughe che poi impacchettava nella carta gialla, spessa e ruvida. Le voci familiari delle donne del rione che discutevano i prezzi e la qualità dei pesci.
 
La corriera numero 14 che collegava il nostro quartiere con il resto della città. La ferrovia che dalla città ci separava, ma che così aveva contribuito a dare a quel quartiere l'anima e il carattere di un paese. Molti erano parenti, tutti si conoscevano.
 
Era un mondo tutto al femminile quello in cui sono cresciuta: mia nonna, le mie zie, le maestre, le altre donne con le quali ero a contatto ogni giorno; dalla Viola, un’esile signora pallida e con sottili capelli bianchi che le scendevano sulle spalle, andavo a prendere il latte, dalla Cosima, un’esuberante mora meridionale, chiedevo 100 lire di “odori” per il sugo o il minestrone, dalla Maria, una donna allegra e dolce, andavo a prendere le bustine di idrolitina con cui mio nonno, rinnovando il rituale ad ogni pasto, preparava “l’acqua di Vichy”.
 
E poi ricordo il mio cappellino da marinaio, la borsetta di paglia con la fodera di stoffa azzurra. Il vaporetto che ci portava sempre alla solita spiaggia. Il difficile salto dal battello al pontile. Il tubo di ferro che usciva dalla roccia che formava la baia e da cui sgorgava perennemente quel getto di acqua fresca e limpida che si perdeva nella sabbia. I pomodori “cirio” conditi soltanto con il sale, la focaccia e i ghiaccioli alla menta.
 
Le sere calde e afose in cui si lavava il terrazzo facendo colare l’acqua sul marciapiede. La birra Dreher e la cassata da andare a prendere al bar sport.
 
Il ventaglio della nonna bordato di pizzo nero, prezioso oggetto proibito a noi nipotine. Le canzoni di Claudio Villa. Il caldo e il silenzio delle prime ore del pomeriggio in cui mi pareva di essere sospesa nel tempo e nello spazio quando la vita tutta sembrava fermarsi.
 
La pelle bianca e liscia di mia nonna quando l’abbracciavo per addormentarmi.
 
Ci sono momenti nelle mie giornate di adesso in cui basta il grido di una rondine, o un riflesso di luce particolare a riportarmi indietro di tutti questi anni, a farmi volare ancora sulla coda di una rondine…
 
 
 

posted by cioccolatamara 16:49 | commenti (9)