cioccolatamara - il sapore di me
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giovedì, giugno 30, 2005
Con grande piacere pubblico qui di seguito una fiaba scritta dalla mia amica Anna. In attesa che anche lei abbia il suo blog.
IO
C’era una volta un reame felice, il cui principino, Mario, era bello, buono e simpatico. Un brutto giorno però si ammalò gravemente. Iniziò ad intristirsi, smise di parlare, di mangiare e di dormire. Furono chiamati i migliori medici, ma nessuno capiva niente di quella misteriosa malattia e le medicine non aiutavano. S’interpellò il mago di corte, il quale scoprì che il principino aveva perso il suo IO. Quel malanno era effetto dell’incantesimo di un potentissimo stregone, al servizio dei sovrani del reame confinante, invidiosi di quanto tutti fossero contenti nel reame felice. L’unica cosa che avrebbe potuto salvare Mar (avendo perso il suo IO ora non si chiamava più Mario) era l’intervento di qualcuno nel cui nome ci fosse un IO. Come dovesse intervenire, non lo sapeva nemmeno il mago di corte.
Venne diffuso per il reame un editto in cui si cercava, per guarire il principino, una persona che avesse IO nel nome, a cui, in caso di successo, sarebbe stato dato tutto quello che voleva.
Centinaia di pretendenti si presentarono al castello reale. Il primo era un ometto un po’ pelato che arrivò sgomitando e intrufolandosi fra le gambe dei presenti.
“Caro Mar, sono Silvio. Sono il migliore, il più bravo, ed è evidente che tu hai bisogno di me. Se mi consenti di pensare per te e di decidere al tuo posto, facciamo un contratto: io ti salverò e ti farò più felice di prima. In cambio voglio il potere illimitato di governare sul tuo regno”.
Non aveva ancora finito di parlare che, ZOT! Un lampo dal cielo entrò dalla finestra e lo fulminò, riducendolo a un mucchietto di cenere.
Quasi tutti gli spettatori di questo prodigio temettero che potesse succedere anche a loro la stessa cosa e se la filarono. Fra i pochi rimasti, un omone si fece avanti e si rivolse a Mar con queste parole: “Mi chiamo Giorgio e ho due IO nel mio nome. Questo è sicuramente un segno del destino: se ne perdo uno, l’altro mi resta. Io ti do un IO e tu in cambio mi dai tutta la ricchezza del tuo regno. Va bene?” Anche Giorgio venne incenerito.
A questo punto gli ultimi aspiranti che restavano se la diedero a gambe. Nella sala del palazzo reale, ormai deserta, rimasero il re, la regina e Giovanna, un’amica di Mar. Giovanna si avvicinò al principino e gli disse: “Mi dispiace che tu sia malato. Vorrei davvero che guarissi. Giocare di nuovo insieme sarebbe la ricompensa più grande per me. Nel mio nome c’è un IO. Per favore, accettalo. Non ti chiedo niente in cambio. A me rimarrà comunque un bel nome, Anna, e due lettere, una G e una v, con le quali qualcosa riuscirò a fare”.
Il principino alzò lo sguardo e, con gran gioia dei presenti, sorrise ed esclamò: “Facciamoci una bella sedia a dondolo!”. Mario era guarito, e da allora non si ammalò più. Appena fu grande abbastanza sposò Anna e vissero felici e contenti. La sedia a dondolo, fatta con la v e la G rovesciate, è tuttora là, ci si sono dondolati loro, i loro figli, nipoti e pronipoti, e se vai nel reame felice la puoi vedere ancora.
sabato, giugno 25, 2005
Maria Grazia mi chiede dove sono finita. Non lo so nemmeno io. Forse in un pozzo...? Ma forse no. Mi sa che ci sto guardando dentro, e mi chiedo dove sia meglio stare: su o giù.
In realtà si tratta soltanto di un periodo "frenato". Nel senso che, per circostanze e motivi diversi, sono bloccata su molti fronti. Non posso fare molte delle cose che vorrei fare e di cui avrei bisogno. Sono ferma, in poche parole. Tutto è posticipato. Tutto deve attendere. Come se ci fosse un periodo di gestazione che non si è ancora concluso. È uno stato che a me, impaziente cronica, proprio non piace. Non mi piace anche perché mi sento in gabbia, mani e piedi legati. E nemmeno questo mi piace. Mi sento soffocare appena ho l'impressione che la mia libertà sia anche solo minimamente minacciata.
Sono tuttavia anche consapevole che questo esercizio di pazienza sia davvero necessario in questo momento. Ora, qualsiasi decisione sarebbe sbagliata. O forse dovrei dire qualsiasi azione, perché decisioni ne sto comunque prendendo. Ma non è ancora il momento di agire. Sì, in realtà sono incinta di un sacco di cambiamenti, ma il termine del parto è ancora lontano. E io non sono mai stata amica dei parti indotti, pilotati, e programmati. I parti prematuri poi, comportano sempre un sacco di rischi...
Pazienza dunque, pazienza...
domenica, giugno 19, 2005
effetto mantra...
mi sembra di essere una capretta testarda che difende strenuamente lo sperone di roccia appena conquistato, con i suoi sparuti ciuffi d'erba da strappare... ma giuro, non lo mollo!
mercoledì, giugno 15, 2005
E vago irrequieta, di nuovo senza pace e serenità. Non riesco a dedicare le mie energie completamente alle cose che faccio, all'uomo che mi è accanto ora. Non riesco a liberare la mente, a non aspettare, a non pormi altre domande.
A dimenticare quella freccia scoccata dall'arco della tua donna, che mi ha colpita più di quanto lei stessa forse immagina. A dimenticare la sua vanità ferita, quel gesto pieno di dolore della sua mano tra i suoi capelli scompigliati dalla pioggia e dal vento, quasi a volersi giustificare con me per una trascuratezza che tale non è. Non riesco a non provare un senso di colpa, nonostante non sia io la causa del suo dolore. Ma è vero che ho desiderato il suo uomo, è vero che quella fiamma spenta mi consuma ancora.
mercoledì, giugno 08, 2005
È nel momento di questo nulla che ancora oggi la nostalgia e la malinconia prendono forma dentro di me. Il momento in cui sento tutti i vuoti, le mancanze, gli abbandoni. In cui emerge di fronte a me la solitudine, come un lungo corridoio di collegio. E allora, cercando consolazione, trovo nella mia memoria un sorriso che m’illumina di luce e la voglia di quell’abbraccio m’invade.
lunedì, giugno 06, 2005
Abbiamo votato. E ancora una volta il risultato nel mio cantone è l'opposto di ciò che ho votato io. Per fortuna il resto della Svizzera ha espresso un parere diverso.
Posso anche capire i timori dei ticinesi legati agli accordi di Schengen e Dublino, ma il voto contro l'unione registrata per le coppie omosessuali, ecco, questo davvero non lo capisco. Non capisco perché si debba dire no all'unione tra due persone che si amano, quando questa unione e la relativa "legalizzazione" non nuociono a nessuno. Quando la registrazione di questa unione ha come scopo concedere agli omosessuali diritti di cui altrimenti non potrebbero godere, senza nulla togliere a tutti gli altri.
Mi resta il dubbio che l'omosessualità rappresenti per molti l'espressione, l'immagine delle proprie ombre, dei propri desideri di trasgressione. Ombre e trasgressioni che fanno paura e allora è meglio lasciarle nella parte buia delle nostre esistenze, è meglio non vederle nemmeno riflesse nella vita altrui.
sabato, giugno 04, 2005
mercoledì, giugno 01, 2005

(L'angelo di Niki De Saint Phalle)
Pare che su IO Donna numero 14, la giornalista Marina Terragni abbia affermato che "a chi è felice e appagato non capita d'innamorarsi...".
Bella provocazione, no? Voi cosa ne pensate?