cioccolatamara - il sapore di me
|
|
lunedì, gennaio 31, 2005

Amo il jazz. Non tutto. Non sono una “purista”. Mi piace più quello melodico, dolce. E forse più che il jazz amo uno dei suoi protagonisti: il sax. Vorrei saperlo suonare, ma mi accontento di ascoltarlo, di sentirlo. Quel suono morbido e pieno, sensuale e prezioso come un velluto rosso. Mi piace sentirmelo scivolare sulla pelle come una carezza, come le mani dell’uomo che amo. Lo sento come una vibrazione che scaturisce dalla sensualità e dall’emozione e che tocca ognuno dei miei sensi. Il sax è come una voce che mi parla, calda e avvolgente, parla di sentimenti, anche di dolore e sofferenza, ma sempre con serenità e pace.
mercoledì, gennaio 26, 2005
E da oggi si riparte. Senza grandi sconvolgimenti. Ma con qualche aggiustamento.
Grazie a tutti per i vostri pensieri d'affetto.
(...) Riottosa a ogni tipo di amore
sei entrato tu a invadere il mio silenzio
e non so dove tu abbia visto le mie carni
per desiderarle tanto.
E non so perché tu abbia avuto il mio corpo
per poi andartene
con il grido dell'ultima morte.
Se mi avessi strappato il cuore
o tolto l'unico arto che mi fa male
o scollato le mie giunture
non avrei sofferto tanto
come quando tu un giorno insperato
mi hai tolto la pelle dell'anima.
martedì, gennaio 25, 2005
45
Siccome oggi è il mio compleanno voglio esprimere un desiderio: vorrei una casa su una collina, circondata da prati verdissimi su cui pascolano le pecore. Prati che scendono dolcemente verso il mare. E io seduta sulla veranda a guardare le mie pecore e il mare.

venerdì, gennaio 21, 2005
Stamani, mentre andavo a lavorare, ho incontrato una bambina che vedo spesso andare a scuola insieme al fratello e accompagnata dalla mamma. Oggi era già fuori di casa in attesa della madre, lui seduto sugli scalini che sfogliava un quaderno, lei in piedi, in cima alla scala, con gli occhi ancora lucidi di pianto e il viso triste. Avrei voluto abbracciarla.
Non so cosa le fosse successo, ma vedere quella bambina mi ha fatta tornare indietro nel tempo. Quando le mie giornate iniziavano spesso così, con il mio sguardo velato dalle lacrime che mi riempivano gli occhi. Quando appena sveglia sentivo già dai rumori di casa che aria tirava. Mia madre, imbronciata, era alla ricerca di un qualsiasi pretesto per sfogare su di me e mio fratello la sua frustrazione, la sua rabbia, la sua insoddisfazione. Allora dovevo fare attenzione a ogni parola, ogni gesto, ogni domanda. Perché bastava una sola parola per scatenare la sua furia.
Ancora peggio delle botte erano forse proprio l’ansia e la tensione che mi invadevano, mi facevano respirare corto, stare in costante allerta, finché non arrivava l’ora di uscire per andare finalmente a scuola. La tensione si ripresentava sulla strada di casa, perché non sapevo cosa mi attendeva, se durante la mattinata era successo qualcosa che le aveva fatto passare la rabbia, o se era ancora lì che covava sotto la cenere. Il sollievo arrivava, momentaneo, quando già dal cortile sentivo i suoni della radio provenire dal nostro appartamento.
Quell’ansia e quella tensione, col tempo, come una forza centrifuga, hanno spinto tutta la mia energia ai margini del mio corpo ispessendone la superficie e lasciando dentro di me un vuoto, una voragine, incolmabile. È così che per molti anni mi sono sentita, con quel vuoto al centro di me stessa e in cui a volte temevo di precipitare.
mercoledì, gennaio 19, 2005
Non è possibile non aspettarsi nulla. Dalle vostre risposte mi sembra sia emerso un po' questo. E allora mi sono chiesta, ma cosa esattamente ci aspettiamo? Secondo me, ci aspettiamo proprio quello che Sàndor Màrai definisce il più autentico contenuto della relazione umana. Ci aspettiamo che l'altro ci ami e ci accetti così come siamo, senza aspettative, senza pressioni, senza condizioni. Così come amano i bambini, amano e basta. E così come noi dovremmo amare noi stessi. Così come io vorrei amare me stessa e le persone che amo.
sabato, gennaio 15, 2005

Un'amica è un'amica anche perché ti passa libri come "Le braci " di Sándor Márai. Grazie Elena!
Quanto vale un'amicizia in cui apprezziamo l'altro per le sue virtù, per la sua fedeltà, la sua perseveranza? Quanto vale un'amicizia che ambisca a essere premiata? Non abbiamo forse il dovere di accettare l'amico infedele esattamente come quello fedele e pieno di abnegazione? Non è forse questo il contenuto più autentico di ogni relazione umana, un altruismo che dall'altro non esige nulla e non si aspetta nulla, assolutamente nulla? (Sándor Márai)
Sono domande che pongo a me stessa e a voi. Non so se sia giusto quanto afferma Márai. Non ho risposte.
domenica, gennaio 09, 2005
Sto leggendo un libro che mi affascina. Forse perché in questo momento sento molto vicini ai miei i pensieri e le emozioni dell'autrice. Forse perché parla di solitudine e di mezza età e, per la prima volta nella mia vita, si sta avvicinando un compleanno che mi spaventa.
Mi disse con voce tenera di rimettermi a dormire perché sarebbe sceso a prepararmi una tazza di tè. [...] .. riaprii gli occhi parecchie ore dopo nella casa fredda e vuota. Era scomparso. [...] "Quindi" ha commentato l'analista, "è stato il pensiero gentile del tè a essere significativo per lei?" "No" ho risposto, " il pensiero gentile seguito dal tradimento. È stata questa la sequenza a cui non ho saputo resistere." (Nuala O'Faolain, Dopo tanta solitudine)
giovedì, gennaio 06, 2005
Elena mi chiama per chiedermi cosa stia facendo. Sto sistemando il giardino le rispondo. Quale giardino? È già. Il mio giardino in effetti consiste in una ventina di vasi sparsi disordinatamente sulla mia piccola terrazza. Fino a stamani erano pieni di paglia, ovvero fiori e residui di piante secchi e tristi. Quando il sole ha finalmente illuminato il balcone mi sono messa i guanti e sono uscita a riordinare tutto quel “seccume” e quella tristezza. Ho pulito i vasi, il pavimento, le mie idee e i miei ricordi. Insieme alle foglie secche sono finiti nel sacco anche molti miei pensieri. Ora i vasi sono vuoti, in alcuni c’è solo terra abbandonata ma, come dice anche Elena, sono pronti. Pronti ad accogliere semi, bulbi e piantine fresche. Pronti, in attesa della primavera. E mentre io facevo ordine intorno a me, sul grande abete di fronte cinguettavano gli uccellini, confusi dalla temperatura mite e dal sole già tiepido.
Per ingannare la stagione e portare un po’ di colore tra la desolazione dei vasi vuoti, ho preso le palline che ho tolto dall’albero di natale e le ho infilate su dei bastoncini che escono dai vasi. Ho bisogno di colore, in attesa che il mio balcone ritorni a fiorire. Un surrogato, ma ogni tanto va bene anche quello.
domenica, gennaio 02, 2005

È mattino ancora, e già i venti s'addormentano in cielo.
Poco a poco, la nebbia antica e smorta si solleva.
Fiammeggiante, un varco s'apre il sole
nell'argento annebbiato di quest'acque.
È mattino, amor mio, fugge la notte
e si eclissa nel miele dei tuoi occhi
l'amaro delle ombre e delle pene.
(José Saramago)