cioccolatamara - il sapore di me

Cioccolata amara… Adoro quel sapore, non smette mai di sorprendermi: dapprima la sensazione pungente dell’amaro … e poi, dopo un istante, quando il calore della bocca inizia a scioglierla, ecco il piacere del dolce che si diffonde e che ti appaga… Forse è un sapore che mi assomiglia, definito, morbido, voluttuoso, forte – a volte troppo – non adatto a caratteri fragili. Richiede personalità il cioccolato quasi puro, a volte è ruvido con quel sapore grezzo. Certo non raffinato, al primo impatto, ma emozionante… Mi piacciono i contrasti, non solo nel cibo. Le sfumature creano armonia, è vero, i contrasti però suscitano emozioni forti, a volte sconvolgono.

giovedì, dicembre 30, 2004

Per questo post prendo spunto da quanto scritto da mir e da fiordiloto. La prima parla di donne “piccole fiammiferaie” e la seconda parla di tempo.

La prima regola di uno sciupafemmine è che ogni donna ha un punto debole, tutto sta a scovarlo. Anche il palazzo più solido del mondo ha un punto di rottura e basta colpire lì che tutta la costruzione cade a terra. (Niccolò Ammaniti, Ti prendo e ti porto via)

Penso che sia proprio così. Almeno per quanto mi concerne. Mi sono resa conto di essere crollata proprio davanti a chi aveva individuato i miei punti deboli e lì, consapevolmente o meno, è andato a colpire. Ho capito anche che per me è una questione di tempo. O meglio, di come lo uso.

A me non manca il tempo. Non mi è mai mancato, nemmeno quando avevo tre figlie piccole, una casa grande, il giardino, tre quarti d’ora di strada per raggiungere il posto di lavoro, la scuola, il marito e tutto il resto. Ho sempre saputo trovare il tempo per me stessa.

Ma ho comunque un problema di tempo. Lo gestisco male nelle relazioni. Perché in questo caso non sono capace di prendermi il tempo necessario per capire, ascoltare, osservare, aspettare. Reagisco. Troppo, troppo presto, troppo istintivamente. Ed è un male. Perché così mi espongo più del necessario, rivelo i miei punti deboli, il punto di rottura “del mio palazzo”. Invece dovrei usare il tempo per prepararmi, per far calare attorno a me il mio scudo protettivo e da dietro questa protezione ponderare bene la reazione, le risposte, le azioni. Ci vuole tempo anche per valutare e conoscere chi ci sta di fronte.

A lungo termine invece, il tempo è necessario per rinforzare i punti di rottura, per cercare le crepe sulla facciata, forse dapprima allargarle un po’ e poi riempirle con un impasto di cemento, assicurarsi che ogni piccolo spazio sia chiuso e quindi lisciare bene la superficie. Poi bisogna lasciare asciugare e, infine, ripitturare tutto.

Eppure continuo a sbagliare, a perdere il controllo di fronte all’emozione, mi metto subito in movimento invece di fermarmi a riflettere. In futuro voglio visualizzare più spesso lo scudo protettivo di cui ho bisogno e utilizzarlo prima che sia troppo tardi.

ASPETTARE. Sarà questo il primo proposito per il nuovo anno!

 

 

AUGURO A TUTTI

 

UNO SPLENDIDO

 

2005!

 

 

 

posted by cioccolatamara 10:31 | commenti (13)

lunedì, dicembre 27, 2004

Il Natale è passato. Abbastanza serenamente. Nel senso che non si sono verificate situazioni di crisi. E questo nella mia famiglia è già un successo.

Ma una volta di più, alla fine della giornata, ero contenta di potermi chiudere alle spalle la porta della mia camera e ritrovare la tranquillità. Già da qualche anno tuttavia, passate le feste, mi rimane dentro un senso di insoddisfazione, un vuoto. Non ha niente a che fare con l’ormai retorico discorso del consumismo, della corsa ai regali, degli eccessi alimentari. Credo che tutto questo faccia parte del "gioco", del nostro modo di vivere.

Ciò che crea insoddisfazione in me credo sia piuttosto il fatto che non vedo più il senso del Natale. Mi domando che significato abbia per me.

Per me ha senso celebrare i compleanni, gli anniversari. So perché in quelle occasioni faccio un regalo a una persona. Vedo il significato di ricorrenze come le giornate internazionali dedicate a una tematica. Ma il Natale non so dove posizionarlo, perché non seguo né pratico nessuna religione cristiana. E in fondo il Natale è una festa religiosa. È questo che mi lascia questa sensazione strana dentro. Il fatto di non vivere questa festa per l’importanza e il significato che ha. Non so ancora bene come fare per essere in pace con me stessa, senza deludere troppo tutta la mia famiglia. Forse potrei cercare di darle un altro contenuto. Oltretutto, in considerazione del fatto che magari il prossimo Natale sarò già nonna.

 

posted by cioccolatamara 19:43 | commenti (31)

venerdì, dicembre 24, 2004

Buon Natale

 

a tutti!!

 

Un abbraccio

 



posted by cioccolatamara 15:58 | commenti (16)

lunedì, dicembre 20, 2004

"E tu come stai? Non c'è nessuno che ti fa il filo?"

Certo che c'è. C'è sempre qualche signore gentile disposto a corteggiarmi e farmi sentire ancora piacente. Ma il problema non è quello. Il problema è che sono io a non trovare nessuno a cui mi piacerebbe fare il filo, qualcuno che susciti in me emozioni forti. Una nuova forma di femminismo forse, e forse difficile da capire per un uomo. Ma alla mia età l'esperienza di una vita porta a stabilire molti "criteri di scelta", troppi forse, si diventa selettive, troppo forse. Il risultato è questo non riuscire a capire dove sei, dove vuoi andare, questo dover riportare in equilibrio un "corpo unico".

posted by cioccolatamara 20:37 | commenti (28)

venerdì, dicembre 17, 2004

In questi giorni che ho trascorso vegetando a letto, tanto che mi fa male ogni articolazione a causa della mancanza di movimento, i vostri commenti mi sono stati di grande conforto.
Ora mi sembra di cominciare a stare meglio. L’ho capito proprio stamani, quando alla radio hanno trasmesso la canzone che ascoltate ora in sottofondo e, senza che nemmeno me ne accorgessi, i muscoli del mio corpo hanno iniziato a vibrare, lasciandosi trascinare dalle note gioiose di questa canzone. E la giornata inizia già con un altro spirito, anche se, data la ricorrenza, non so bene come andrà a finire… ma per ora continuo a ballare, e sarei felice, se l’allegria che suscita in me questa canzone potesse giungere fino a voi. Un abbraccio!


posted by cioccolatamara 08:46 | commenti (15)

martedì, dicembre 14, 2004

 

Cioccolatini piccanti alle mandorle

Ingredienti:
150 g di cioccolato fondente
2-3 c. di peperoncino (chili) in polvere
200 g di mandorle a filetti
70 g di datteri

Sciogliere il cioccolato a bagno maria. Aggiungere il peperoncino secondo il proprio gusto. Nel frattempo tostare leggermente le mandorle in una padella senza olio. Tagliare a filetti i datteri snocciolati. Aggiungere le mandorle e i datteri al cioccolato sciolto. Formare con due cucchiaini piccoli mucchietti e disporli su carta oleata. Lasciarli asciugare.





posted by cioccolatamara 15:25 | commenti (27)

venerdì, dicembre 10, 2004

Coincidenze

Mercoledì festivo, ne approfitto per comprare i primi regali di Natale. Inutile dire che inizio ogni anno più tardi. Ma è anche vero che l’atmosfera natalizia la colgo sempre meno. Un po’ il tempo, un po’ il fatto che la casa è ormai quasi vuota…

Comunque inizio a girare per la città, molto più tranquillamente di un tempo, perché ora non devo correre a preparare il pranzo e non ci sono più bambini piccoli che reclamano la mamma. Me la prendo comoda insomma, e apprezzo una volta di più la mia vita da single. Posso fermarmi a chiacchierare con le persone che incontro, sedermi a bere un tè, trastullarmi nei negozi e tra le bancarelle dei mercatini.

Sono in giro già da qualche ora e ho trovato anche un paio di “chicche” che mi rendono felice, forse più di chi le riceverà. Ora non ho che da andare in quel negozio che ho lasciato per ultimo, perché so già che entrare lì è un piacere e quando uscirò sarò più serena…

E invece no; arrivo davanti alla vetrina e il negozio è “chiuso fino a nuovo avviso”. E mò che faccio? Dove lo trovo un altro negozio così? Che io sappia non ce n’è un altro in tutta la città. Perlustro mentalmente tutti i quartieri, ma niente. Pazienza, per fortuna esiste internet. Appena a casa mi metterò alla ricerca e ordinerò quello che mi serve per posta.

Arrivo all’auto con le mie varie borsette e vedo già da lontano un foglio sul parabrezza. Dimmi che non è vero! Fa che non sia una multa! Imploro non so bene chi. E poi per quale motivo avrebbero dovuto darmi una multa? Che sollievo quando mi rendo conto che è solo una cartolina pubblicitaria, bella, con tanti fiorellini… Non ci posso credere! È la pubblicità di un nuovo negozio, a qualche centinaia di metri da lì… ed è proprio il negozio che disperatamente cercavo…

posted by cioccolatamara 20:42 | commenti (21)

martedì, dicembre 07, 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mi rendo conto che nel blog spesso emerge la parte di me più malinconica e triste. Ma chi mi vive accanto sa che sono molto più allegra e vivace di quanto traspare dai miei post. Un po’ mi dispiace che nel blog appaia quasi unicamente questa immagine di me. D’altro canto forse, per me, il senso del blog in questo momento, è proprio quello di avere la possibilità di scaricare la tensione, la tristezza, la frustrazione. È certamente anche un modo per esprimere sentimenti ed emozioni che sarebbero destinati ad una persona che non è qui ad ascoltarli. Io non riesco a contenere tutte quelle parole e il blog è un modo per liberarmene. Non so se è un bene o un male in generale, so che per me ora rappresenta un aiuto, un sostegno nel processo di elaborazione di ciò che vivo quotidianamente, in una sorta di monologo, forse, ammetto, un po’ logorroico e ridondante.

posted by cioccolatamara 12:50 | commenti (28)

lunedì, dicembre 06, 2004

Lupolunare mi ha lasciato questa bellissima poesia come commento al post precedente. Grazie.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gabbiani

Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro,
in perpetuo volo.
La vita la sfioro
Com'essi l'acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch'essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.
Vincenzo Cardarelli














posted by cioccolatamara 15:41 | commenti (8)

domenica, dicembre 05, 2004

I gabbiani volano davanti alle mie finestre. Eleganti, con le loro ali bianche come vele spiegate. Tormentati volano in cerchio guardando la terra. Come se da lì dovesse arrivare la risposta. Li guardo volteggiare dal mio nido caldo, dove mi sono rifugiata con la scusa dell’influenza. Alibi perfetto in questa domenica fredda di inizio dicembre. Quando la mancanza di tutto rischia d’inghiottirmi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

nei loro giochi i bambini a volte si immergono in una fantasia confondendola con la realtà. anch'io lo facevo spesso. il peluche diventava un cagnolino vero. le bambole erano vive, addirittura rendevo reali personaggi presenti solo nella mia fantasia. c'erano, erano lì con me. forse per aiutarmi a vivere meglio la realtà. poi, ogni tanto, arrivava qualcuno e pensando di farmi del bene, strappava in piccoli pezzi tutte le mie fantasie, i miei sogni, i miei rifugi. rimanevo nuda e sola in mezzo alla mia vita. sempre con quella sensazione di inadeguatezza e abbandono addosso. non ho mai perso però l'abitudine di rifugiarmi in un mondo mio, di coltivare le mie fantasie. non me ne frega niente del fatto che sia una caratteristica infantile, o segno di immaturità o quant'altro si possa diagnosticare. quello che più mi dà fastidio è che ancora oggi c'è sempre qualcuno pronto ad "aiutarmi", strappandomi di dosso quella coperta calda...

venerdì, dicembre 03, 2004

Corda

Evoca in me soprattutto il ricordo di un gioco. Ero in collegio, avevo sei anni, i miei genitori erano emigrati in Svizzera. Io e mio fratello eravamo stati affidati alle cure delle suore. Fino ad allora, l’unico gioco con la corda che conoscevo era quello che si faceva da sole, con la corda più corta che aveva due manici. In collegio ho imparato a vivere in gruppo. I giochi erano raramente giochi solitari. Si divideva tutto. Lo spazio, i compiti di scuola, le ricreazioni, il dormitorio, i bagni, i pidocchi, l’abbandono. E proprio la condivisione era forse quella rete di salvezza che evitava a noi bambini, in parte ancora molto piccoli, di precipitare nello sconforto di quella situazione. Molti di noi erano orfani o erano davvero stati abbandonati dai genitori. Il dolore condiviso era vissuto in maniera attenuata, la gioia condivisa risultava amplificata.

In questo contesto ho conosciuto l’altro gioco della corda. Quello per cui si usavano grosse e lunghe corde. Tenute alle estremità da due bambine più grandi o dalle suore che con movimenti ampi e regolari le facevano girare. Le più abili di noi riuscivano ad “entrare” nel movimento già avviato. Le altre dovevano posizionarsi al lato della corda ancora ferma e saltare quando stava per compiere il suo giro. Un gioco semplice ma che a noi piaceva molto. Col tempo avevamo imparato tutte a entrare e uscire, ad alternarci nei salti.

Mi piaceva perché non c’era quasi mai competizione. L’obiettivo era spesso proprio quello di riuscire a trovare quell’intesa e quell’abilità che consentiva al gruppo di protrarre il gioco il più a lungo possibile, saltando all’unisono in un movimento ritmico di complicità e divertimento. Ricordare quei momenti mi dà ancora oggi una sensazione di serenità, evocando in me ancora l’armonia e il piacere di allora.