cioccolatamara - il sapore di me

Cioccolata amara… Adoro quel sapore, non smette mai di sorprendermi: dapprima la sensazione pungente dell’amaro … e poi, dopo un istante, quando il calore della bocca inizia a scioglierla, ecco il piacere del dolce che si diffonde e che ti appaga… Forse è un sapore che mi assomiglia, definito, morbido, voluttuoso, forte – a volte troppo – non adatto a caratteri fragili. Richiede personalità il cioccolato quasi puro, a volte è ruvido con quel sapore grezzo. Certo non raffinato, al primo impatto, ma emozionante… Mi piacciono i contrasti, non solo nel cibo. Le sfumature creano armonia, è vero, i contrasti però suscitano emozioni forti, a volte sconvolgono.

domenica, novembre 28, 2004


È passata. È finita questa settimana difficile. Specialmente mercoledì. Tutti quei pensieri, quei ricordi, quei sentimenti. Si intrufolavano in ogni angolo del mio corpo e della mia mente. Flash improvvisi, immagini, fitte tremende di nostalgia. Parole, sguardi, sorrisi, profumi, odori, sapori. Era tutto li, intorno a me, da toccare, appoggiare le mie mani su quel giorno che si stava specchiando dentro di me. Tutto si solidificava e diventava dolorosamente concreto. Paura di debordare, implodere, soffocare. E invece è finita. Questa settimana. Ed è stato importante superarla senza cedere. Cedere alle tentazioni, alla voglia di dire, di urlare, di sussurrare, di chiamare. Sono riuscita a contenere tutto. Ruminando a lungo ogni minuto. Non ho vomitato niente. Credo. Pensando di digerire, assorbire, metabolizzare, crescere, maturare, evolvere. In un crescendo rumoroso ho vissuto lo trascorrere dei giorni. Ora c’è il silenzio. Il vuoto mi avvolge come una coperta che non scalda. Stanca ed esausta mi vedo abbandonata a terra da me stessa. Ho i piedi freddi e per scaldarli ho solo calze di lana. Forse è così resistere, scegliere, decidere. Avrei voluto amare.


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venerdì, novembre 26, 2004

Questo è il lato che più amo dell'Italia.

L'Italia fatta anche di questi piccoli gesti, sorprendenti e inimmaginabili, gesti di creatività e simpatia.

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mercoledì, novembre 24, 2004

oggi

 

 

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martedì, novembre 23, 2004

Oggi mi sono abbandonata ai piedi di un grande faggio, tra le sue radici, appoggiata al tronco, mi sono sentita al sicuro e protetta come tra le braccia di un amante. E intanto, il sole tiepido che filtrava tra i rami bassi impreziositi da snelle gemme dorate, mi scaldava e mi consolava.

 

In questi giorni mi sento divisa a metà più del solito. Una parte di me vive, sta bene, è contenta, attenta al domani, curiosa di tutto e di tutti, pronta a nuove esperienze. E poi c'è l'altra, che è ferma, che vive nel passato, che conta i giorni, che pensa a un altro novembre. Ascolta di nuovo Giorgia e Gloria Estefan e ricorda. Giorni come questi, in cui camminavo ad un metro da terra, in cui la mia mente era satura di parole, di sguardi, sorrisi, messaggi.

È difficile la convivenza tra le due parti in questi giorni, vivo male questa schizofrenia più marcata del solito. Faticosa, pesante. Mi viene in mente il “Cerchio di gesso del Caucaso”: mi sento incastrata tra queste due parti e ho paura di essere lacerata, spezzata. Spero che arrivi presto gennaio, meglio ancora febbraio. Quando si sarà concluso il ciclo annuale. Quando ogni giorno l’avrò già vissuto, vissuto senza. Allora forse potrò ancora riempirlo, di qualcos’altro, di nuovo.

posted by cioccolatamara 17:49 | commenti (10)

venerdì, novembre 19, 2004

Viperottola


Ho ricevuto una critica abbastanza decisa al mio template: dissonante, folcloristico, non in sintonia con i miei argomenti, con i miei post, non "sei tu". E poi, non consone al nome. Cioccolatamara. Non volevo un post marrone, o beige o color cioccolata. Non ho bisogno di creare armonia tra il template e il nick. Sono due cose diverse, per me.

Il nick ha un significato proprio. Ha una sua ragione d’essere. Appartiene a me ma non solo. Cioccolatamara è una storia, un racconto, è una parte della mia vita.

Ho cercato di guardare il mio blog con sguardo distaccato, ho cliccato su anteprima, per averne una visione completa. Mi piace. Mi piace così. Forse è vero, quello che mi è stato detto, ma anch'io sono così. Contraddittoria, a volte anche ambigua, sorprendente, sconcertante. Sempre di più mi rendo conto che dentro di me convivono o lottano personalità diverse. Donne diverse. L'una il contrario dell'altra. Ognuna emerge in modi diversi, si manifesta in comportamenti che possono farmi apparire poco stabile, volubile. E questi colori ne fanno parte. Come ho già detto a chi mi chiedeva spiegazioni, questi sono colori che porto dentro di me. Che a volte vorrei indossare, ma non oso; che mi ricordano le donne indiane nei loro sari allegri e preziosi. Sono colori che mi riportano forse all'infanzia. Colori caldi e decisi.

Percepirmi in modi diversi, mi permette di identificarmi con persone diverse, di riuscire a capire chi apparentemente non è come me. Mi permette di non giudicare, di aspettare e osservare. Non so mai quale parte di me stessa potrei ritrovare in chi ho di fronte.

A volte sorprendo anche me stessa. Ma queste mie caratteristiche mi hanno permesso di sopravvivere ai mille cambiamenti avvenuti nella mia vita, sin da quando avevo due anni. Mi hanno permesso forse di adeguarmi alla realtà che mutava repentinamente, continuamente. Avrei potuto costruirmi una corazza e renderla sempre più dura e resistente, invece ho scelto la via dell'assimilazione, del mutamento. Capisco che non sia facile vivermi accanto. Essere pronti ai miei cambiamenti, ai miei sbalzi d'umore, alle mie cadute di stile, alle mie trasformazioni. Innamorarsi della parte più docile e femminile di me, e spaventarsi di fronte alla "viperottola" (come affettuosamente sono stata definita) che appare in altri momenti. Il fatto è che a me tutto questo movimento piace. Altrimenti mi annoierei a morte.


posted by cioccolatamara 09:38 | commenti (33)

giovedì, novembre 18, 2004

il denaro come mezzo per permettermi una fuga; la mancanza di possibilità, forse, come alibi per rimanere. è questo il discorso, alla fine. il volo del gabbiano, le terre lontane, la leggerezza... la visione di un'abilità che non posseggo: sentirmi libera dentro, non assumermi pesi, responsabilità, fatiche che non mi appartengono. di nuovo il tema dell'aggressività come capacità di difendere il mio giardino... è vero, sono argomenti che si ripetono in questi ultimi post, anch'io vago nel mio labirinto senza riuscire a raggiungere l'uscita o il centro... temi che si ripetono nei miei post, ma anche nella mia vita, in questa e forse già in quella passata e magari anche nella prossima, se non trovo il modo di affrontarli e risolverli. fuga lotta o sottomissione, reazioni non sane dovute all'incapacità d'impormi come persona degna di rispetto. è questo che insegno ai miei corsi. perché faccio così fatica a mettere in pratica i miei stessi concetti? schemi e reazioni che si ripetono: scappo, aggredisco o mi lascio sottomettere. non voglio più essere così. è difficile, ma non impossibile. nella vita privata come nel lavoro. ma voglio riuscirci, è questo il mio obiettivo, in questa vita. la prossima la dedicherò a qualcos'altro.

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lunedì, novembre 15, 2004

 

Ecco, io in questo momento della mia vita vorrei vincere al lotto una somma sufficiente da permettermi di interrompere la mia attività lavorativa per un po’ e prendere un congedo da tutti i miei ruoli predefiniti, imposti e/o scelti. In sintonia con la mia attuale nonché acuta fase regressiva, passerei le mie giornate a fare solo quello che ho voglia di fare. Smetterei di dedicare il mio tempo a argomenti seri e impegnati come faccio ora. Partirei per una vacanza a Cuba, intensificherei i miei corsi di balli latini, andrei in palestra tutti i giorni in attesa che ritorni la bella stagione, quando invece trascorrerei le mie giornate nei boschi e sulle montagne. Comprerei quintali di libri da leggere spaparanzata su spiagge di sabbia dorata ascoltando musica allegra e banali canzoni in cui cuore fa rima con amore. Mi sentirei leggera come un venticello di primavera. Imparerei a cavalcare e a suonare la chitarra. Farei un corso di vela e mi comprerei una barca bellissima. Penserei a me soltanto per una volta nella vita! Le uniche persone di cui mi occuperei con piacere sarebbero le mie figlie, e anche questo senza esagerare. E basta!

posted by cioccolatamara 20:35 | commenti (25)

giovedì, novembre 11, 2004

Con la parola "aggressività" intendo quella disposizione istintiva che orienta a conquistare e a difendere un proprio territorio fisico, psichico e sociale nelle sue forme più diverse; o, in altri termini, quell'istinto che guida a riconoscere, ad affermare e a proteggere la propria identità (Marina Valcarenghi).

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Marina Valcarenghi, L’aggressività femminile

 

3. Origini della rimozione: un’ipotesi di mutazione dell’istinto

 

Quando, come e perché è allora cominciata la repressione dell’aggressività femminile? La questione mi sembra importante non solo per motivi storici e antropologici, ma anche per sostenere l’indagine psicologica. Come infatti dissotterrare questo istinto senza sapere come mai un giorno è stato sepolto?

….

Ci troviamo allora davanti a un’indagine di psicoanalisi sociale, perché si tratta di formulare ipotesi su un che cosa è successo che non può prescindere dall’esame dell’inconscio.

Partiamo da una serie di constatazioni; è solo nel corso del Novecento che, nella società occidentale, le donne hanno cominciato a battersi per partecipare allo svolgersi della storia e della cultura. È solo a partire dal Novecento che le donne hanno cominciato a prendere coscienza di un’oppressione che da tempo immemorabile non era riconosciuta da nessuno. È quindi sempre a partire dal secolo scorso che l’aggressività ha cominciato a ripresentarsi alla coscienza femminile, come il vettore necessario a portare nel mondo un diverso modo di essere e di pensare.

Il Novecento è anche il secolo che segna l’inizio della crisi del patriarcato che da sempre poggia su tre pilastri principali: la trasmissione in linea maschile della conoscenza e del potere, l’organizzazione sociale gerarchica e la subordinazione delle donne. Questi cardini cominciano a scricchiolare sotto la pressione di quattro movimenti: il movimento operaio, il movimento dei popoli colonizzati, il movimento delle donne, il movimento di liberazione individuale.

Essi si erano potuti affermare perché il patriarcato si avviava al suo declino in quanto, ormai da tempo, aveva esaurito la sua funzione.

Dunque possiamo ragionevolmente ipotizzare che è proprio nell’instaurazione del patriarcato che è stata bloccata l’energia aggressiva femminile, dato che è nel suo declino che essa comincia a riaffiorare.

D’altra parte – questa seconda considerazione è meno condivisa – la repressione dell’istinto femminile è stata compiuta senza significativa opposizione, come se non ci fosse niente da fare di fronte a una forza maggiore o a uno stato di necessità. Limitati interventi antagonisti nella mitologia e nella storia – come abbiamo visto – descrivono un sostanziale adeguamento delle donne al modello patriarcale.

… nella cultura occidentale le donne si sono lasciate privare di loro stesse, hanno colluso con gli uomini, accettando di indebolirsi fino a diventare davvero il sesso debole. Senza questa complicità l’operazione sarebbe stata possibile?

E davvero questi millenni di cultura antifemminile non sono stati uno scherzo. C’è da chiedersi come mai nessuna donna, né laica né suora, si sia mai sentita esclusa dalla Bibbia dopo avere letto non solo la Genesi ma, per esempio l’Ecclesiaste. …

Ora, le donne non hanno solo accettato la maledizione, si sono lasciate vendere, ripudiare, coprire il viso, infibulare, chiudere nella cintura di castità; si sono lasciate condannare all’ignoranza, alla privazione dell’anima (che comportava la possibilità di essere uccise come animali) e persino alla sua restituzione, hanno accettato di essere private di qualunque diritto, di studiare, di lavorare, di gestire patrimoni, di votare, di muoversi liberamente, di scegliere un marito o di non sceglierlo, hanno introiettato una pretesa inferiorità intellettuale, spirituale e morale, hanno acconsentito ad avere valore di mercato esclusivamente come vergini, perché emozionano l’uomo, e come madri perché gli danno la vita.

Davvero non sono stati uno scherzo questi millenni.

posted by cioccolatamara 19:36 | commenti (3)

mercoledì, novembre 10, 2004

Lecco le tue lacrime

Gigante bambino

Mentre cerco l’abbandono

Tra le tue braccia assenti

Fuggo e ritorno

Attratta e respinta

Nella mia lotta eterna

Di madre e figlia

Non donna

E tu, padre e figlio

Non uomo

Crudele tiranno della mia mente

Compiaciuta presenza

In questo giardino

Devasti e saccheggi

E sola mi trascino

A cercare e nascondere

Le tracce del tuo passaggio.

31.10.2004

 

 

... come se da qualche parte si fosse aperta una finestra. entrano il sole, la luce e ... il vento freddo che mi anestetizza l'anima.

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domenica, novembre 07, 2004


Oggi mi sono innamorata. Mi sono innamorata di un sentiero, di un faggeto, di una montagna. Non c’ero mai stata lassù. Non molto in alto e nemmeno molto lontano da casa mia. Ma in un certo senso, il pendio erboso di quella cima, da sempre, mi incuteva timore. Oggi finalmente ho trovato il coraggio. Il tempo era ideale, limpido, grazie al vento che soffiava da nord, bellissimo.
Come sempre, quando è la prima volta, preferisco andare sola. Per accostarmi al percorso con i miei ritmi, imparare a conoscerlo, a orientarmi in quell’ambiente nuovo. Io sola, lo sforzo fisico, la fatica, la soddisfazione, la conquista. Osservo la natura che mi circonda con tutti i sensi, è quasi un esercizio meditativo, immersa nel silenzio, in compagnia soltanto dei miei pensieri, delle mie sensazioni, dei miei dialoghi o monologhi interiori.
Lungo il percorso il panorama è bello da togliere il fiato. Inimmaginabile e incredibile. A volte solo piccoli scorci, altre volte, spesso più in alto, lo sguardo spazia all’infinito su altre montagne, laghi, paesi e luoghi familiari. E lassù, così vicina al cielo, la pace che mi invade è totale. La assorbo e la lascio entrare dentro di me, e questa sensazione riesco a portarla a casa. A volte dura qualche ora. Altre anche di più. Ma qualcosa di quella pace, anche solo una piccola parte, resta per sempre.




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sabato, novembre 06, 2004


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Per me, la vita è un giorno, uno solo, dall'alba al tramonto, e amen.
(Margaret Mazantini, Zorro)




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martedì, novembre 02, 2004

Vorrei che il sole venisse ad illuminare i colori dell'autunno!

 

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lunedì, novembre 01, 2004

A una delle ultime visite, la levatrice mi aveva detto: novembre, un mese così noiso, e noi faremo nascere un bel bambino... Osservavo impaziente il bosco dalla finestra di cucina, lavavo i piatti e aspettavo che le foglie si colorassero. Il pancione cresceva, anche questa volta era enorme. Ricordo ancora la fatica a raccogliere le castagne. Ma era solo l'inizio del mese, avrei dovuto aspettare ancora quasi tre settimane... Poi, finalmente, è nata, una bella bambina. E ora sono passati già ventun'anni; ed è una splendida donna!

posted by cioccolatamara 12:55 | commenti (17)