cioccolatamara - il sapore di me

Cioccolata amara… Adoro quel sapore, non smette mai di sorprendermi: dapprima la sensazione pungente dell’amaro … e poi, dopo un istante, quando il calore della bocca inizia a scioglierla, ecco il piacere del dolce che si diffonde e che ti appaga… Forse è un sapore che mi assomiglia, definito, morbido, voluttuoso, forte – a volte troppo – non adatto a caratteri fragili. Richiede personalità il cioccolato quasi puro, a volte è ruvido con quel sapore grezzo. Certo non raffinato, al primo impatto, ma emozionante… Mi piacciono i contrasti, non solo nel cibo. Le sfumature creano armonia, è vero, i contrasti però suscitano emozioni forti, a volte sconvolgono.

martedì, giugno 29, 2004


ieri, 28 giugno 2004, una data che ricorderò. il mio cuore di mamma gonfio di orgoglio, pieno di felicità, l'amore che provo per le mie figlie mi ha avvolta e cullata, lenendo altre ferite.

ieri, ore 16.00, ho accompagnato mia figlia a scegliere l'abito da sposa. sarà una sposa bellissima! mi ha lasciata senza fiato vederla con quel corpino di pizzo e il velo corto che le "dava sicurezza", la proteggeva, come mi ha spiegato, "sennò non ho il coraggio di entrare in chiesa." a suo padre poi ho detto: ti invidio un po' che tu possa accompagnarla all'altare, ma forse non ha capito. la felicità di mia figlia il giorno in cui sceglie il suo abito da sposa, mi ripaga (semmai ce ne fosse bisogno) di tutte le notti insonni, delle feste di compleanno che ho sempre odiato organizzare, delle smagliature, dei miei seni svuotati.

ieri, ore 18.30, la gioia che condivido con mia figlia, la minore, che ha passato l'esame di maturità, che da due giorni non mangiava per l'ansia di non avercela fatta. la gioia per questa figlia, che silenziosa e tenace raggiunge le sue mete, forte sin dal suo concepimento, più forte di quella spirale che voleva tenerla lontana da noi. ieri, quel diploma che la rende "matura", e che la porterà lontano da me.






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sabato, giugno 26, 2004

assetata cammino nel deserto

verso la fonte che mi appare

e bevo sabbia ardente

 

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venerdì, giugno 25, 2004

Dolore, cane dell'anima.
Mansueto ovunque ci segue, e si nutre
ingordo, della nostra vita.
Nel buio e nel silenzio delle notti
latra.
Brani gli buttiamo per chetarlo
di carne nostra.
Non conosce pietà: mugola e addenta.
(L. Romano)













































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mercoledì, giugno 23, 2004

Quanta tristezza in questi giorni! Non riuscivo più a entrare nel mio blog, lo potevo guardare solo "dall'esterno". Era come essere chiusa fuori di casa. Ora mi hanno dato una chiave nuova e ho potuto finalmente entrare. Che sollievo!

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sabato, giugno 19, 2004






















Il cappello e la coppola

Di Andrea Camilleri

Era una notte buia, ma non tempestosa. Nello scuro fitto di quella strada che avrebbe dovuto essere illuminata da un lampione che i picciottazzi avevano pigliato a pietrate astutandolo, il cappello di gran marca, tanticchia scantato, camminava di prescia per arrivare dove doveva arrivare. Girato l’angolo, capì che il temuto malo incontro gli stava proprio capitando: davanti a lui, ferma come se lo aspettasse, c’era una coppola. E non una coppola quatrigliè da turista inglesi o verdoligna d’uso catalano; nossignori, questa era una coppola siciliana, di panno nìvuro ed era macari messa storta. Con un grido soffocato, il cappello si tirò un passo narrè.

“Scanto ti fici?” – s’informò, a un tempo cortese e ironica, la coppola.

“Beh, sì”.

“E pirchì?”.

“Beh, si sa cosa rappresenta la coppola, no? E a vederti così all’improvviso davanti a me, nello scuro, in una strada solitaria, ho pensato subito a una mala coppola, una coppola che ha intenzioni tinte… Ci indovinai?”.

“Ci indovinasti” – rispose la coppola cavando un revorbaro dalla sacchetta. E poi spiò: “ Prima levami una curiosità. Su quale testa stai?”

“Sulla testa del più grande banchiere del mondo” – rispose il cappello.

La coppola rimise in sacchetta l’arma, si fece di lato, si scoppolò rispettosamente.

“Mi scusi, capo. Non l’avevo riconosciuta” – fece inchinandosi.






















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venerdì, giugno 18, 2004

"c'è sempre una prima volta" e "nella vita bisogna provare di tutto".
Ecco, ieri mi sembra di aver messo in pratica, almeno in parte, questi due proverbi. Risultato: un occhio nero!
fine pomeriggio di inizio estate, finestre aperte da cui sale l'assordante rumore del traffico, io cammino in corridoio a piedi nudi sul parquet, per non so più quale assurda ragione procedo guardando indietro, dal lato opposto arriva mia figlia, a piedi nudi, con la testa china su un aggeggio che cerca di far funzionare, non ci udiamo, non ci vediamo, ma CI SENTIAMO! un'incornata pazzesca, un dolore immenso e un occhio che fa paura. lei, per fortuna, non ha riportato alcun "danno". Io invece, da povera sfigata, sono in giro con il primo occhi nero della mia vita e spero che sia anche l'ultimo, perché fa un male boia!



posted by cioccolatamara 07:39 | commenti (11)

martedì, giugno 15, 2004

Giorno di bucato, oppure: i tempi sono cambiati!

È martedì, giorno di bucato. Ci dividiamo i compiti io e mia figlia; lei a scuola, io in ufficio: dobbiamo fare gioco di squadra per riuscire a lavare e far asciugare tutto in una giornata. A volte non abbiamo nemmeno occasione di metterci d’accordo, ma ognuna sa cosa fare. Oggi torno a casa e vedo la biancheria stesa sul balcone. Lei e il suo ragazzo in cucina, stanno preparando il pranzo. Io: "Oh che brava, hai steso il bucato?" "Non io, Lorenzo!" Lorenzo??!! Guardo di nuovo il bucato steso: i miei micro-string neri, il reggiseno di pizzo, … oddio! Ha steso lui quelle cose? Mi sento un po’ a disagio e glielo dico. Commento serafico dei due: ma dai, i tempi sono cambiati! Già, forse sono cambiati, ma a me fa comunque un certo effetto…

posted by cioccolatamara 19:00 | commenti (13)

lunedì, giugno 14, 2004

Ci siamo separati. Ha fatto le valigie, ha preso una parte delle posate, qualche piatto, degli asciugamani, delle lenzuola, nessuna fotografia. Nemmeno delle ragazze.
Avevo smesso che loro erano ancora piccole di attaccare le foto negli album. Ora sono tutte ammucchiate, in disordine, dentro a scatole di cartone. Lo facevo sempre io, di incollare le foto, sceglierle, scrivere qualche frase.
Poi non l’ho più fatto. Certe foto erano ricordi che preferivo non ricordare.
Se tornassi indietro, darei più importanza agli album. Continuerei a incollare le foto, ma non da sola. Gli chiederei di aiutarmi, di sceglierle anche lui, di dirmi cosa scrivere. Vorrei guardare le foto e capire, migliorare, cambiare, rimediare. Forse, se avessimo avuto altri album da sfogliare, non ci saremmo lasciati.




posted by cioccolatamara 17:22 | commenti (7)

sabato, giugno 12, 2004


Hai mai visto un cielo così? Io no, non è solo il colore, è che si muove, come se si rotolasse sulla tavolozza di un pittore incasinato, che ha mescolato tutto, e il risultato è questo cielo indescrivibile e io qui, sola, sento ad un tratto tutto il peso di questa solitudine, perché essere sola, è non poter condividere con te questi colori e allora ti scrivo, perché ora mi manchi di più, e poi mi sento in colpa, per lei, generosa e ignara, ché ho rubato il suo uomo, solo per dirgli di guardare il cielo, insieme a me, lontani.


posted by cioccolatamara 08:31 | commenti (12)

mercoledì, giugno 09, 2004

Attimi in cui mi sento viva. Il vento caldo di questi giorni mi accarezza la pelle mentre cammino per strada. I miei capelli, finalmente lunghi, li sento ondeggiare al ritmo dei miei passi.

Affiorano ricordi, lunghe trecce scure, grandi, come i miei occhi di bimba, sola. E mia madre, che le taglia, quelle trecce. Erano parte di me, erano mie. Mutilata. Sin da bambina, della mia femminilità. Avevo sei anni.

Sono ricresciute, lentamente, le ho attorcigliate, nascoste, dimenticate. Ma tu, dolcemente, le hai sciolte, avvolte tra le tue mani, ammirate, abbandonate.

Come una nuvola che mi accarezza, sento i miei capelli, lunghi sulla schiena, folti. Sensualità, seduzione, potere, minaccia, li leggo in tanti occhi, come in quelli di mia madre. Nei miei, stupore!

Mi spaventano queste sensazioni. Cosa ne faccio ora? Ci gioco. Ancora, come da bambina. Nessuno taglierà più le mie trecce.

posted by cioccolatamara 21:16 | commenti (16)

lunedì, giugno 07, 2004

Sono quasi le dieci e la collina comincia solo ora a illuminarsi di tante piccole luci colorate. Questa immagine mi ripaga in parte dei grilli che non sento più, del profumo di erba tagliata che ho perso, del silenzio che non riesco più nemmeno ad immaginare. Con il buio la città è più bella.

Guardo fuori nella notte appena cominciata e mi spoglio. Lentamente, esco dai pantaloni, sbottono la camicetta, sfilo la canottiera, il reggiseno, lascio scivolare gli slip. Le mie mani si muovono distratte, gesti eterni a cui di solito non faccio caso.

Ma stasera vorrei potermi spogliare così anche di te. Uscire dal ricordo, sbottonare le tue parole, sfilare i tuoi abbracci e le tue carezze dal mio corpo, lasciar scivolare altrove le tue labbra, il tuo sguardo… e ritrovarmi nuda, sola con me stessa. E bastarmi.

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giovedì, giugno 03, 2004

Sono in anticipo. È l’ora di ricreazione. Sono tutti li, sotto il porticato, sui muretti, nei prati. Belli, bellissimi. Passo attraverso le loro risate, i loro baci, i commenti sui prof, sulle lezioni, sull’espe di mate appena fatto. Mi sento insicura, aliena, così diversa. Mi sento vecchia.

Entro nell’atrio, e anche li si muovono con disinvoltura, appaiono e scompaiono. Li seguo, di nuovo, verso l’esterno. Non riesco a non mescolarmi a loro. Mi attrae tutta quell’energia. Mi accosto a un muretto, attenta a non essere d’intralcio, a non farmi troppo notare e li osservo: oddio, cosa sto facendo? Non sono mica oggetti in esposizione! Eppure guardarli mi affascina. Vorrei essere la madre di ognuno di loro, orgogliosa. Li guardo, ancora, uno ad uno: giovani uomini e giovani donne. Speciali, nulla di casuale nel loro abbigliamento, nel loro stile. Dettagli, per sentirsi unici, per distinguersi, dettagli che parlano, raccontano: quel foulard arancione su maglietta e pantaloni bianchi, quel mento reso un po’ più maschio da un pizzo appena nato, quella treccia lunga e sottile, così affascinante sulla schiena di un uomo. Erotica.

Sui prati le coppie. Visi e tratti che l’infanzia non ha ancora del tutto abbandonato, ma i loro gesti già così adulti; mi stupiscono: quelle mani che accarezzano ripercorrendo traiettorie conosciute, ancestrali; corpi accostati con sperimentata complicità, sguardi che comunicano in una lingua che ora comprendo anch’io. Sanno amare.

Assorbo la loro energia, la vita compatta che mi circonda.

E poi, innamorata anch’io, inizio a cercarla, la ragazza che manca, lì, in mezzo a loro, la cerco in un altro atrio, sotto un altro porticato, su un altro prato. Non è facile vederla, ma la sento. Voglio trovarla, più spesso, per ricordare.

posted by cioccolatamara 07:04 | commenti (12)